Scrittori online: Il racconto del venerdì
Pubblicato da Camilla Cannarsa alle 10:18 in Il racconto del venerdì
Pronti per dedicare cinque minuti al racconto del venerdì?
Se siete a lavoro ruotate lo schermo facendo finta di niente (e se la lettura vi assorbe troppo, ricordate di non poggiare i piedi sulla scrivania!), se siete a casa rilassatevi e se siete in treno o in autobus, allora fate buon viaggio.
Il primo racconto è di Barbara Gozzi e non vi anticipo nulla; come al solito, a voi i commenti!
I piedi sulle nuvole e la testa che penzola di Barbara Gozzi
Senti un pò.
Ha esordito così. Senti un po’. Con quel modo vagamente ironico, allegro per facciata che ormai conosce bene. Lui è fatto così, non c’è niente che possa cambiarlo. E trovarselo davanti, seduto storto al solito bar di periferia non le fa un gran bell’effetto, a conti fatti. Lo osserva, nota i toni e i gesti (i soliti) e le sbavature della voce che è sempre stata impastata, modulata come se.
Senti un pò, insomma, ci sei andata a letto?
Poteva dirlo in molti modi. Provocandola con le parole che gli piace tirare fuori quando vuole colpire duro, stupire e lasciare bocche spalancate mentre lui (figurarsi) se la ride di gusto. Poteva. Ma non l’ha fatto.
Quando si tratta di sesso (di uno di loro due) è sempre pudico. Ammalato di bisbigli e sguardi bassi. E’una strana forma di pudore la sua, che si manifesta senza clamori, si limita a mescolarla al resto del discorso e se non sta attenta, lei, non la nota, la differenza con il resto della conversazione. La differenza rispetto a ogni altro argomento che può essere smembrato, spogliato e ci si può anche sputare sopra, se gli pare.
Eccetto quello.
Il sesso tra loro. E Maddalena, finché non è morta (tre anni prima in un banalissimo incidente, in una banalissima notte invernale dopo una pizza durata più del previsto e una giornata troppo lunga sulle spalle).
Maddalena.
Lei sorride ma non gli risponde.
Perché dovrebbe? In fin dei conti non è tenuta a condividere anche quello.
Non adesso che sono rimasti in due e quel sentirsi, attirarsi per poi respingersi, cercarsi e dimenticarsi, quell’alchimia nata quando erano (in tre) si sta trasformando in fretta. Dopo che, dopo (l’incidente, la morte e il silenzio che non si può - non si deve - nominare) dopo, il mondo si è capovolto.
O forse no.
Sono loro che si sono fermati con i piedi sulle nuvole e la testa che penzola a qualche metro da terra.
E adesso che lui la fissa, insiste e finge (di non aver chiesto niente, dell’altro e dell’amore), non smette di cercare la risposta che non arriverà. Adesso.
Vorrebbe dirgli che non le dispiace essere rimasta l’unica donna della loro piccola società segreta dei sentimenti. Ed è crudele, l’ammetterlo, e drammatico. Ma è la verità.
Vorrebbe dirgli che Maddalena le manca (è ancora arrabbiata per come se n’è andata, senza un saluto, un senso, qualcosa da lasciare a chi resta, a chi deve continuare e capire e provare e ricordare e).
Eppure le piacerebbe.
Essere.
Stare.
Con lui.
Il caffè si è freddato.







1. Chiara, Venerdì 18 Gennaio 2008 ore 19:24
Letto. Mi permetto di aprire le danze (i commenti :-) )
Ho fatto fatica a seguire la storia. Forse dipende dal modo di raccontare, ma spesso mi perdevo e dovevo tornare indietro. Non sono d'accordo con l'uso delle parentesi; dovresti trovare il modo di dire ciò che metti al loro interno e abolirle.
Ci sono delle ripetizioni e alcune frasi sembrano incompiute, iniziano ma poi le tronchi e perdono di significato.
Secondo me lo dovresti rivedere, ma questa è solo la mia opinione.
Scusa se sono stata così franca e forse un po' brutale :-(
2. Camilla, Venerdì 18 Gennaio 2008 ore 23:16
CIAO CHIARA, GRAZIE PER LA PARTECIPAZIONE.
Trovo cheil tuo commento sia molto costruttivo...avverto subito Barbara!
3. Barbara, Sabato 19 Gennaio 2008 ore 09:28
Innnanzi tutto buon giorno e grazie a Chiara per il suo intervento, per aver espresso il suo parere.
La lettura è sempre un atto soggettivo, il lettore interpreta, fa sue le parole scritte da qualcun'altro, i personaggi, la trama. Per questo racconto breve ho usato uno stile che spezza decisamente la linearità (sia nello svolgimento che nell'uso delle parole, nella definizione dei paragrafi). E'una scelta consapevole, però. Perchè attraverso questa forma espressiva tentavo (mentre scrivevo) di rafforzare la struttura della storia che, in effetti, è appena una tratteggio (data la brevità). Per essere più semplice e pratica, cara Chiara, provo a spiegare cosa c'è 'dietro' a quegli elementi che non ti sono piaciuti.
Le parentesi servono a inserire nella storia dettagli che non nascono direttamente dallo svolgimento primario ma aiutano il lettore ad acquisire elementi. Le frasi 'troncate', come le chiami tu, invece sono il collegamento con la storia, una sorta di simbolismo. In questo racconto breve non c'è 'tutta la storia' (come potrebbe?) e il legame stesso tra i due personaggi non è chiaro da subito. E'sospeso così come certe frasi che lasciano il lettore lì, a riflettere se vuole, ad andare avanti ignorandoli se preferisce ma resta il fatto che l'intento è sottolineare un 'incompiuto' che c'è sia nella storia quanto nello stile. Infine, sul fatto delle ripetizioni dipende, anche qui è una questione di scelta. Non sono sviste, le ho volute per il motivo esatto che ti ha infastidito ovvero essere ricordate, rimanere impresse. Usare la stessa parola più volte (senza esagerare) nello stesso paragrafo o capitolo (dipende dal tipo di testo) è un'arma a doppio taglio, in questo caso volevo che il lettore web (spesso frettoloso) non le perdesse, le sentisse più volte, ne avvertisse se possibile il ritmo, la cadenza e magari facesse come hai fatto tu chiedendosi il perchè.
Comunque, cara Chiara, scusa se mi sono dilungata troppo a spiegare. Non è una difesa la mia, anzi. Ho fatto delle scelte consapevoli per un flash narrativo nato nella mia testa per rimanere sospeso, simbolico e incompiuto. E l'ho fatto sapendo bene che rischiavo di non incontrare i 'favori' di tutti perchè più lo stile si fa spigoloso, poco lineare e meno vincolato alle regole standard della lingua italiana e più si favoriscono incomprensioni o comunque difficoltà da parte di chi legge (e che ha il sacrosanto diritto di non 'trovarsi' a suo agio con una scrittura che non sente vicina, non riesce a capire o gli crea difficoltà). Specie se non si è abituati a un certo modo di usare le parole, a sintassi più sciolte e meno nitide.
Tutto qui.
Ringrazio Camilla per aver pubblicato questo piccolo stralcio nato l'autunno scorso senza un perchè. L'ho visto nella mia testa, ne ho notati i contorni sfuocati, il bar silenzioso, i due personaggi e qualcun'altro che non vedevo ma c'era. Da lì ho buttato giù le prime righe. E devo dire che il web in questo è molto duttile, adattabile. Per chi scrive e ha voglia, ogni tanto, di sperimentare, mettersi in gioco e provare nuove forme narrative è un ottima piattaforma di confronto, che da la possibilità di provarci senza remore, è un modo per continuare il proprio percorso, trovare la strada verso un stile personale, un forma narrativa che sia anche una seconda pelle.
Grazie ancora a tutti.
4. Lorenza, Sabato 19 Gennaio 2008 ore 17:39
Bisogna leggerlo tutto d'un fiato per poi lsciarsi andare ad una profonda espirazione. E' bello, è un bel racconto. Spezzato ma no, sembra, ma no. Amo le cose non scitte che saltano agli occhi con un sussulto,come quando sei sovrapensiero e la porta sbatte. Riuscire a spiegare concetti con una sola parola è difficile. Ma, è. Brava.Bello.
5. Lorenza, Sabato 19 Gennaio 2008 ore 17:41
Camilla, per favore, aggiungi le lettere che ho lasciato per strada? Sempre di fretta...sono sempre di fretta.... Grazie. E scusa.
6. Carla, Domenica 20 Gennaio 2008 ore 13:10
Non saprei, ho provato a leggere tutto d'un fiato il racconto di Barbara, ma l'ho trovato ugualmnete un po' ostico alla lettura.
Credo che una riscrittura gli gioverebbe molto. Perchè il racconto c'è. :-)
Ciao,
Carla
7. lsm, Domenica 20 Gennaio 2008 ore 15:37
Un consiglio a Barbara, se mi è permesso.
Il racconto è buono: l'ultima frase, messa dov'è, no.
Prova ad inserirla, mantenendo invariato il resto, come quint'ultima (il sottinteso tempo trascorso darebbe più forza alla fine del racconto) o come penultima (qui a trarne forza sarebbe l'ambiguità poetica).
Un grazie per esserti messa in gioco.
8. Barbara, Domenica 20 Gennaio 2008 ore 22:18
Ringrazio tutti per la lettura e i commenti.
Per Ism: in realtà l'ultimo pensiero 'il caffè si è freddato' nel file originale era separato dal resto con uno spazio vuoto, uno stacco insomma, rispetto ai brevi pensieri precedenti, tutti legati da un concetto unico. In ogni caso grazie, ottimi suggerimenti.
9. Camilla, Lunedì 21 Gennaio 2008 ore 14:30
Davvero tutti bravi! Questo blog sta raggiungendo il suo scopo: condividere idee interessanti e dialogare pacificamente.
Complimenti a Barbara per l'umiltà :)
10. Chiara, Martedì 22 Gennaio 2008 ore 16:40
Perdonami Barbara se riappaio dopo qalche giorno. Sono stata impegnata col lavoro :-(
Quote Barbara:
Ho fatto delle scelte consapevoli per un flash narrativo nato nella mia testa per rimanere sospeso, simbolico e incompiuto. E l'ho fatto sapendo bene che rischiavo di non incontrare i 'favori' di tutti perchè più lo stile si fa spigoloso, poco lineare e meno vincolato alle regole standard della lingua italiana e più si favoriscono incomprensioni o comunque difficoltà da parte di chi legge (e che ha il sacrosanto diritto di non 'trovarsi' a suo agio con una scrittura che non sente vicina, non riesce a capire o gli crea difficoltà). Specie se non si è abituati a un certo modo di usare le parole, a sintassi più sciolte e meno nitide.
Il flusso di pensiero, la scrittura fuori dalle regole tradizionali, quella che viene identificata come scrittura creativa la capisco. Adoro Kerouac :-) che è tra i capostipiti di questo tipo di scrittura.