Il viaggio infinito nel mondo dei libri
Eccoci ad un altro appuntamento con il racconto del venerdì.
Questa volta presentiamo In panne, di Chiara Perseghin; notatene la brevità e la facile leggibilità sul display del vostro PC.
Ricordatevi che questo è uno spazio aperto a tutti: basta scrivere a camillacannarsa[at]blogosfere.it.
Buona lettura!
Estate, sabato pomeriggio. Di ritorno da una gita alle porte di Roma mi colse un violento nubifragio. La strada in pochi minuti si trasformò in un’insidiosa piscina. Erano solo le 19, ma il cielo si era rabbuiato come fosse notte. La moto rimase in panne pochi metri prima di una vecchia casa dall’aspetto spettrale. Avvicinandomi vidi una luce al piano superiore. Issai la moto sul cavalletto e provai a suonare il campanello.
Non ottenendo alcuna risposta cominciai a chiamare: “C’Ë qualcuno? Sono rimasto in panne con la moto...mi sentite?”
“Qui non c’è nessun meccanico. Avete sbagliato indirizzo.”
“Scusate, forse non mi sono spiegato. Cerco solo un telefono per poter chiamare soccorso.”
“Non m’interessa! Non vi posso aprire. Andatevene!”
“No, aspetti. La prego. Mi faccia fare solo una telefonata. Purtroppo su questa maledetta strada la stazione di servizio più vicina dista 15 km e ormai avrà pure chiuso!”
La casa piombò nel silenzio, rotto di tanto in tanto da qualche macchina che sfrecciava dietro la siepe.
Non so dire quanto tempo passò. Improvvisamente il rumore della chiave che girava nella serratura mi fece sobbalzare.
“Grazie! Faccio in un attimo.”
“Mi ascolti attentamente” riprese la voce dietro la porta ancora chiusa. “Apra lentamente la porta, alla sua sinistra troverà un tavolino con sopra il telefono. Faccia la telefonata e poi esca chiudendo la porta.”
Sentii il rumore dei passi che si allontanavano. Deglutii rumorosamente. Afferrai l’impugnatura d’ottone e socchiusi la porta. Mi bloccai sull’uscio. All’interno era buio pesto. Non riuscivo a vedere nulla.
Stavo quasi per aprire bocca quando, improvvisamente si accese una luce sopra la mia testa. In realtà la situazione non migliorò di molto. La luce era talmente debole che a stento riuscii a vedere i numeri sul disco del telefono.
“Papà, sono Matteo. No, lasciami parlare, non posso stare al telefono.”
Nello specchio appeso al muro davanti a me ebbi l’impressione di vedere qualcuno. Mi girai. BUIO.
Forza ragazzi, mettetevi a scrivere. Sono curiosa di vedere come finisce il mio racconto ;-)))))
E dai FabioG3, partecipa anche tu al concorso ;)
C'è da dire che se non altro Chiara non ha lasciato indifferente il lettore... Se mi viene una bella idea potrei cimentarmi con un finale.
@Camilla: Grazie per il commento sul blog, lo considero un bel complimento!
Eheh Lorenza, non essere impaziente. Magari, una volta visti i risultati da voi prodotti ve lo svelerò :-)
Uh Chiara!Ma io sono curiosa come una scimmia!Eddài eddài che è successo??!!
Buttati Adel, se riesci ad essere convincente... ;-))))
Tutto vero ma mi sembra di capire che la morte di Matteo non sia il finale della storia....no?
Bella citazione, Camilla :-))))
ehehehe ;) E che ne dite del Sesto Senso?
Effetivamente Camilla non hai tutti i torti. Sia in "Desperate Housewives" che in "American Beauty" è il morto a fare la voce narrante...
Eheh... Adel. Ti posso dire che questo breve racconto è una "costola" di un racconto più lungo che finiva... Non te lo dico ;-)
Chiara, ma tu lo conosci il finale?
mmmmh..e se fosse la sua anima a racontare?
Vabbè, giusto per non ammettere che avete perfettamente ragione...;)
Acuta osservazione Fabio :-)))))
Secondo me Matteo non muore, altrimenti non potrebbe raccontare in prima persona quello che succede.
Carina come idea. Però se leggi bene, una luce, se pur flebile c'è... Matteo non è al BUIO ;-(
Vediamo che altre idee vi vengono. Magari potrei decidere, in futuro, di dargli un finale più esplicito ;-)))))
Carina come idea...ma sai che lo avevo mezzo capito?
E mi stavo scervellando per inventarmi qualcosa: secondo me Matteo muore strangolato da qualcosa che si nasconde nel BUIO...brrrr.
Eheh... cara Lorenza, ogni tanto mi diverto a fare la misteriosa. Mi piaceva l'idea: far intuire che succede qualcosa, ma non dire cosa. Ognuno può trarre le sue conclusioni ;-)
alle 18:11
Ilaria
"Deficiente", stava dicendo mio padre, "Che cavolo te l'ho comprato a fare il cellulare, se poi nemmeno lo usi?".
"E'...che... non ho credito", balbettai, ricordandomi improvvisamente del telefono che mi pesava in tasca. "Richiamami sul mio numero, papà, così ti spiego dove sono, ho la moto in panne."
In quel momento un'improvvisa folata d'aria gelida m'investì. Dal piano di sopra mi giunsero quelle che mi parvero urla di dolore, e passi veloci che si avvicinavano. Sentii distintamente che i capelli mi si rizzavano in testa.
Riattaccai ed uscii in tutta fretta da quella casa inquietante, pregando confusamente che mio padre arrivasse al più presto a cavarmi d'impaccio.
Appena fuori, un lunghissimo camion passò a tutta velocità sull'enorme pozzanghera che si era formata sul ciglio della strada, inzuppandomi completamente. Pescai il cellulare dalla tasca: era diventato inservibile.
Non feci neanche in tempo a formulare una parolaccia che una macchina si fermò proprio davanti a me; il finestrino si abbassò e una delle donne più belle che avessi mai visto mi chiese:
"Cocco, è questo il Club Privé Maison Rouge?"
"Il club de che?!?", risposi, stupefatto.
L'uomo che occupava il sedile del passeggero si sporse e, ignorandomi, disse rivolto alla donna:
"E' qui, Samantha. C'è pure scritto sul campanello."
E se ne andarono a parcheggiare, lasciandomi come un cretino sotto la pioggia.