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Mar 08 7

Amori, alieni e terrestri: Il racconto del venerdì di Andrea Giaché

Pubblicato da Camilla Cannarsa alle 09:32 in Il racconto del venerdì


Andrea Giaché ha inviato questo racconto indicando una notizia che gli ha dato l’ispirazione.

Tutto può trasformarsi in scrittura.

 
Nothing’s gonna change my world.

Corri. Sbrigati. Devi fare in tempo! Il centro è a soli due isolati da qui. Nadia correva più che poteva: possibile che proprio nel suo giorno libero doveva scatenarsi questo putiferio? E proprio in quel giorno che poteva restarsene a casa arrivò la chiamata. Che cosa strana. Il suo collega disse solo:“Nadia vieni subito al centro. C’è stato il contatto! Nothing’s gonna change my world!” urlava lui ansimando dall’emozione.

I ciliegi erano in fiore quella mattina. Nadia vi passò sotto, non curandosene: i petali di ciliegio solitamente la sconvolgevano. Poteva rimanere sotto un albero per ore, mentre il vento, che già le aveva scombinato i capelli, posava le foglie sul suo viso. Ma non quella mattina. Correva lei, alimentando così la curiosità dei passanti.

aliens.png

“Sei bellissima.” Owen non poteva fare altro che guardarla. Nadia si era seduta sul letto, coprendosi il seno con le poche coperte trovate. Quel complimento l’aveva fatta arrossire, e il suo amante se ne era accorto. I raggi del sole di quella calda mattina entravano dalla finestra e illuminavano il viso di Nadia.
“Aspettami qui, torno subito”. Gli diede un bacio, poi la ragazza si trascinò verso il bagno. Aprì il rubinetto dell’acqua fredda e si lavò la faccia. Sentì uno strano brivido correrle giù per la schiena. Owen: che sia lui a farle questo? Non aveva mai provato nulla di simile in vita sua. Solo quell’uomo c’era riuscito, ma come era possibile? Ricordava il giorno in cui si erano incontrati. Lui era così spaesato: era come se fosse caduto dal cielo!
Improvvisamente Nadia sentì un rumore strano provenire dalla camera. Un lamento? No, è così soave…
“Nothing’s gonna change my world.” Era Owen. Nadia, incuriosita si affacciò sulla stanza da letto, e chiese:
“Che stai dicendo?”
“Niente cambierà il mio mondo.” I due si fissarono per qualche istante. Lei non capiva il senso, poi Owen si tirò leggermente su e aggiunse: “Ti amo!”

 

Tutta sudata arrivò all’ingresso. Si appoggiò con una mano al muro, ma fu solo per un istante. Non aveva tempo da perdere. Entrò nell’edificio, non salutò nessuno e si diresse verso la sala principale. Vide quasi tutti i suoi colleghi ammassati intorno ad un computer. Il computer. Si fece largo tra loro e si mise a sedere.
“Chi mi riassume?” chiese lei.
“Nothing’s gonna change my world.”
Rispose Kamil.
“Spiegati meglio” continuava ad ansimare per la stanchezza.
“Trentasei minuti fa è arrivato un segnale.
Diceva ‘Nothing’s gonna change my world’. Sembrava un lamento.”
“Potete farmelo risentire? L’avete registrato?” Kamil si girò verso uno dei tecnici che stava su un computer in fondo alla sala: gli fece un gesto, e improvvisamente partì la registrazione. Nadia riconobbe subito quel suono. Non era un lamento.
“Niente cambierà il mio mondo” disse a bassa voce chiudendo gli occhi. Nella sua mente apparve Owen. Quel giorno: forse doveva raccontare quello che aveva visto. “C’è una cosa che devo dirvi…” Fu subito interrotta: una sirena cominciò a suonare. Significava un nuovo contatto, un nuovo segnale.

Million suns.

 
“Dillo di nuovo…”
“Ti amo” ripeté Owen sicuro. Nadia non sapeva cosa rispondere: era totalmente senza parole. “Ti amo, anche se so che non mi dici tutto di te.”
Ora Nadia capì. Il suo uomo aveva scoperto tutto. E cercava solo un pretesto per parlarne. Lei abbassò la testa, poi tornò in bagno. Owen sospirò; si diede da solo un ceffone. Fece per alzarsi e andare a scusarsi, quando lei comparve di nuovo:
“Cosa ti nasconderei?”
“Per esempio che cerchi segnali alieni.”
“Ora lo sai. C’è qualcosa che tu invece devi dirmi?”
“Penso proprio di sì.” Owen si era preparato da tempo a questa domanda. E quello era il momento per svelare tutta la verità. Non poteva nascondere un segreto così grande per sempre. Non ce la faceva. Qualcuno prima o poi lo avrebbe scoperto. “Devi venire con me però: voglio mostrarti da dove vengo.”

I loro cuori battevano all’impazzata. Era la prima volta dall’apertura di quel centro che si captavano messaggi extraterrestri. Ma non capivano il senso dei messaggi. “Nothing’s gonna change my world” e “Million suns”. E poi chissà da dove era partito il segnale: milioni e milioni di anni luce lontano da qui, probabilmente.
“Vediamo il lato positivo della cosa” cominciò uno. “C’è vita nell’universo. O c’è stata…”
“…Sì potrebbe essere un messaggio d’aiuto, e magari questa civiltà ora è scomparsa!”

“No” li fermò Nadia. “Non è un messaggio d’aiuto. Non è un lamento.” Si fermò di nuovo. La campana! Ne stava arrivando un altro!

Limitless undying Love which shines around me like a…

 
Nadia e Owen si incamminarono quella mattina stessa. Il loro villaggio era isolato dal resto del mondo: completamente circondato da montagne. Ogni volta che ti affacciavi dalla finestra lo spettacolo era unico. Non c’era neve in quel periodo, ma il verde delle montagne era più brillante che mai: il che le rendeva uniche.
Nadia non era mai andata oltre quelle montagne: non poteva permetterselo. I suoi genitori non avevano mai avuto molti soldi: entrambi erano pescatori. Lavoravano in un posto molto lontano dal villaggio: avevano visto l’oceano. Un giorno il padre disse alla piccola Nadia che dalle montagne si poteva vedere il mare. Quel giorno in cui la ragazza seguiva Owen per vedere il luogo da cui egli veniva… quel giorno era la prima volta per Nadia.
“Quanto manca?” chiese lei. Era stanca per la lunga camminata. Owen non rispose alla domanda: andò però dietro ad un grande masso, che sembrava nascondere qualcosa. Poi un rombo. Nadia non poteva crederci: c’era una macchina! Saltò a bordo e insieme proseguirono per una strada battuta.
“Chi ha fatto questa strada? E perché hai nascosto una macchina là?”
“Nadia… questo è niente.”
Velocemente arrivarono in cima. Owen spense il motore e poi aiutò l’amata a scendere.
“E’ da questa parte” fece lui, prendendo Nadia per una mano. Lei si faceva guidare, quando ad un tratto dovette fermarsi. Vide la cosa più bella del mondo: il mare.
“Aveva ragione mio padre. Da qui si vede l’oceano…”
“Non l’avevi mai visto?” Owen rise. “E pensare che qui ne è pieno!”

Through my opened ears inciting and inviting me.

Pools of sorrow.

Like a restless wind.

Nothing's gonna change my world.

 
Frasi apparentemente senza senso continuavano ad arrivare. Una dopo l’altra: sempre più insistenti. Molti erano spaventati, ma non Nadia. Aveva capito cosa bisognava fare:
“Dobbiamo ricomporre le frasi.” Ordinò la ragazza.
“Come?”
“La… melodia!”

 

“Siamo arrivati.” Annunciò Owen. La guardò negli occhi e ripeté: “Ti amo.” Poi mosse una siepe e…
Nadia era senza parole: vedeva centinaia di persone lavorare tutte insieme. Chi tagliava legna, chi accendeva un fuoco, chi badava ai bambini. E poi c’era chi lavorava sull’astronave. Quella cosa gigante stava in mezzo, come per ricordare a quelle persone chi fossero e da dove venissero.
“Fratelli” urlò Owen. Tutti si voltarono verso di lui, in perfetto silenzio. “Mi dispiace non essermi consultato con voi. Ma questo momento doveva pur arrivare: come leader di questa piccola comunità, mi sono arrogato il diritto di far conoscere a questa donna tutta la verità. Gli abitanti di questo piccolo pianeta devono sapere la verità. Devono sapere chi siamo, da dove veniamo. Così che possano capirlo anche loro.” Poi si rivolse direttamente a Nadia: “Veniamo da un lontano pianeta. Lontanissimo. Miliardi di anni luce da qui. Paradossalmente, tutte le persone che sono qui oggi non ci sono mai state. Siamo nati su quell’astronave che vedi là in mezzo. Ma siamo originari di quel pianeta, che noi chiamiamo Terra.”

Words are flowing out like endless rain into a paper cup.

They slither wildly as they slip away across the universe.

Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my open mind,

Possessing and caressing me.

Jai guru deva, om.

 

“E’ una canzone.” Annunciò Nadia.
“Una cosa?” chiesero in molti all’unisono.
“Non è un messaggio d’aiuto, ma… è… un messaggio! C’è una cosa che devo farvi vedere.” Si alzò, facendo segno di seguirla. Poi aggiunse:
“Nothing’s gonna change my world. Quello che vedrete oggi lo cambierà.”

Across the universe.

 

Foto: Jurvetson

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Commenti

1. Chiara, Venerdì 7 Marzo 2008 ore 15:30

Bravo Andrea, veramente bello il tuo racconto. Mi ha fatto ripensare al film "Incontri ravvicinati di terzo tipo" di Steven Spielberg, che ho adorato.

Attento a qualche ripetizione qua e là, ma sono veramente piccole cose.

Ultima cosa. L'inizio "Corri. Sbrigati. Devi fare in tempo! Il centro è a soli due isolati da qui." è un pensiero di Nadia? Se così è io lo scriverei in corsivo per farlo capire meglio. Parere mio, posso sbagliarmi ;-)

2. Camilla, Venerdì 7 Marzo 2008 ore 16:26

Bello vero?

Proprio bravi i miei amati scrittorini!!!

Chiara, invece di perdere tempo sul mio blog, VAI A SCRIVERE PER IL CONCORSO!!!

Devi diventare ricca e famosa, altrimenti poi io chi promuovo? ;) 

3. Ori, Venerdì 7 Marzo 2008 ore 20:23

La scrittura ha bisogno di idee, questo senz'altro. Meglio ancora se originali o forse geniali. Il racconto mi pare confuso, passa da un presunto flusso di coscienza (che lascerei a Joyce), al romantico, alla letteratura di fantascienza senza tralasciare un presunta suspence, mal inserita. La scrittura ha bisogno di idee, questo senz'altro. Meglio ancora se basate su uno studio attento. Fabula e intreccio non sono un'opinione, la mia si.

4. Chiara, Venerdì 7 Marzo 2008 ore 20:24

Eh eh... sapessi ;-)

Comunque il racconto l'ho finito e l'ho già rivisto 3 volte o 4... Boh... chi le ha contate. Questa sera lo rivedo ancora e vediamo se domani riesco a spedirlo ^__^ 

5. Camilla, Venerdì 7 Marzo 2008 ore 20:28

@Orily: Ciao amica! Schietta come al solito eh? Bè, credo che gli scrittori apprezzeranno i consigli di un'esperta in letteratura :)

@ Chiara: Brava. Leggi e rileggi, è questo uno dei segreti della buona scrittura ;) 

6. Adel, Venerdì 7 Marzo 2008 ore 21:16

Il racconto ha potenziale ma anche io, come Ory, ho avuto una sensazione di confusione non solo di generi ma anche di tempi. La storia d'amore avviene in un periodo contemporaneo alla scoperta avvenuta o e' una storia del passato di Nadia? La storia si regge un po troppo sull'originalita' dell'idea secondo me. Manca di coesione cronologica e, in acune perti,  bisogna leggere piu' di una volta per capire chi dice/pensa cosa. Non sono nenache sicura del messaggio di questo racconto: cosa vuole comunicare? 

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