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Feb 09 9

"La solitudine dei numeri primi": psicologia tra le righe

Pubblicato da Francesca Bastianelli alle 11:54 in L'intervista


 “La solitudine dei numeri primi” , scritto da Paolo Giordano, è un romanzo che ha commosso, stupito, coinvolto, emozionato, anche deluso le aspettative di qualcuno…
Visto che se ne è tanto parlato, in questa sede non tratteremo la trama, né lo stile del libro vincitore del  Premio Strega 2008. Vogliamo invece approfondire ciò che costituisce il nucleo di tutto il romanzo, ovvero i disturbi psichici di cui soffrono Alice e Mattia e che condizioneranno, con la loro inesorabilità, la direzione delle storie personali dei due protagonisti. Lo facciamo con un’esperta della materia, una psicologa che possiamo definire… di famiglia visto che è mia sorella Michela.

Dottoressa, cosa puoi dirci sulle patologie di cui soffrono Alice e Mattia?

I due ragazzi protagonisti del libro di Giordano sono vittime di due disturbi molto invasivi e invalidanti. Alice soffre di anoressia, un disturbo che insorge prevalentemente in adolescenza, spesso a causa di un evento stressante (e qui ci colleghiamo immediatamente al forte trauma vissuto da Alice). La patologia, nel caso della protagonista, presenta un’evoluzione cronica, con progressivo deterioramento. Alice vede difetti abnormi nel suo corpo e non fa nulla per curarsi, ma anzi persevera nel suo scopo autodistruttivo.
Anche la patologia di Mattia presenta una forte componente autolesionista: Mattia si taglia, si punge, trae piacere sentendo la componente vischiosa del proprio sangue come se con la fuoriuscita del suo fluido vitale spurgasse anche il suo antico senso di colpa e di inadeguatezza.
Mattia è al margine, in uno stato limite borderline, che rivolgendo verso di sé l’aggressività, piuttosto che all’esterno, trova un equilibrio illusorio.

I due ragazzi, nelle loro vite segnate per sempre,  si scoprono uniti e vicini ma mai abbastanza da toccarsi davvero, come i numeri che i matematici chiamano primi gemelli. Quanto gli episodi iniziali hanno influito nel segnare così le loro esistenze?
Entrambe le patologie insorgono nei protagonisti in seguito ad un trauma: un evento stressante può innescare quei meccanismi che fanno sì che una problematica latente insorga con forza. Entrambi presentano un irrigidimento dei meccanismi di difesa inadeguati: ciò avviene quando l’io si sente minacciato e quando le emozioni vengono negate perché incompatibili con le altre istanze della personalità o con le richieste dall0’ambiente sociale. Alice e Mattia negano la loro problematica e vivono perennemente irrigiditi dal senso di colpa. Un altro punto in comune è la presenza di un forte ottundimento dell’affettività: entrambi si negano le gioie affettive tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Anche nelle storie d’amore che vivono non c’è mai trasporto o coinvolgimento affettivo. Anche in questo Alice e Mattia si riconoscono, si assomigliano, si cercano senza mai valicare un certo confine o oltrepassandolo appena per poi tornare frettolosamente indietro, paralizzati dal disagio o dall’inadeguatezza.


Sono patologie dure quelle che segnano Alice e Mattia e che li portano a determinate scelte, spesso tragiche e irreversibili. Ma da questi mali si può guarire, si può uscire?

Il romanzo ci regala un finale aperto alla speranza, interpretabile: entrambi, come dopo una falsa partenza, cercano di risollevarsi, faticosamente.
Mattia, fermo davanti ad un’alba diversa dalle altre, tira fuori dalla tasca il numero di cellulare di Nadia: la chiamerà davvero? Sarà quello l’evento esterno che fungerà da stimolo per indurlo ad intraprendere la faticosa strada di ricostruzione della propria identità?
E Alice, sdraiata sul greto del fiume, che torna all’origine del suo trauma: ancora sdraiata immobile, ma non sulla neve traditrice, questa volta. Questa volta, con un po’ di fatica, può alzarsi da sola.
Quello che rimane, per entrambi, è la speranza di riprendersi la vita.
(Con la consulenza della Dott.ssa Michela Bastianelli)

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Commenti

1. Emanuela Zerbinatti, Lunedì 9 Febbraio 2009 ore 14:21

Bel post: non avevo ancora letto il libro per mancanza di tempo, ma credo che ora lo sfilerò dal fondo della pigna dei "appena finisco questo periodaccio lo leggo" accelerando un po' i tempi ;-)

P.S. ma la consulenza l'hai pagata almeno o con la scusa che tanto è tutto in famiglia pagherai domani... di mai :D

2. Francesca Bastianelli, Lunedì 9 Febbraio 2009 ore 14:27

Ciao  Emanuela!

Ti dico solo che ho costretto la dottoressa a leggere il romanzo!

A presto!

3. Antonia, Lunedì 9 Febbraio 2009 ore 14:48

Sono tornata su questo sito per caso e ho visto che è ripresa l'attività!

Con un po' di ritardo mi congratulo per l'oneroso impegno che hai preso, Francesca! Non vedo l'ora di leggere qualche altro articolo!

Molto bella questa analisi originale dei due protagonisti... io ho letto il libro e, al contrario di molti, l'ho apprezzato tanto da finirlo in un giorno e rileggerlo subito dopo...!

4. Francesca Bastianelli, Lunedì 9 Febbraio 2009 ore 16:52

Grazie Antonia.

A presto, allora!!!

5. Michael, Lunedì 9 Febbraio 2009 ore 21:16

complimenti ad entrambe le sorelle! a me il libro non ha fatto impazzire però il risvolto psicologico è interessante.

brava francesca:ci piace questo blog!

6. Michael, Lunedì 9 Febbraio 2009 ore 21:19

complimenti ad entrambe le sorelle! a me il libro non ha fatto impazzire però il risvolto psicologico è interessante.

brava francesca:ci piace questo blog!

7. Dadà con l'accento sulla a, Martedì 10 Febbraio 2009 ore 20:51

brava la bloggeerrrrrrr .......................

8. Francesca Bastianelli, Mercoledì 11 Febbraio 2009 ore 11:58

Grazie a tutti! ; )

9. Monica, Sabato 14 Febbraio 2009 ore 07:44

Io invece il libro di Giordano l'ho portato alla fine con moltissima fatica: ma non per noia, per rabbia. Anzi, vi chiedo scusa fin d'ora se in qualche momento le mie parole sembreranno troppo impetuose... chiedo scusa a Francesca che mi ospita in primis. Io capisco che in un romanzo non esiste altro paradigma di realtà che non sia quello deciso dall'autore ma il personaggio di Alice è assurdo, fuori dal mondo. Scusa Francesca, ma quali sono le sue scelte "tragiche e irreversibili"? Alice studia, trova un lavoro e addirittura si sposa, con un medico poi!!! Un medico cieco o incompetente che non si accorge di sposare una malata. L'anoressia non è uno stile di vita, ma qualcosa di totalmente, mostruosamente distruttivo che ti porta vicino alla morte in pochi anni. Qui vedo tanta superficialità... Alice non ha più il ciclo mestruale...forse Giordano dovrebbe informarsi su quali sono le conseguenze di ciò non solo sul piano riproduttivo, ma anche su quello delle trasformazioni fisiche in generale, che purtroppo io conosco bene.

Sicuramente il libro è suo e lui non è tenuto a vincoli di realtà.

Ma non passi a nessuno il messaggio che l'anoressia è compatibile con la vita.

 

10. Monica, Sabato 14 Febbraio 2009 ore 07:51

Ovviamente quando dico "qui vedo tanta superficialità" mi riferisco al libro e non al tuo blog Francesca o alla vostra analisi, assolutamente vera per quanto riguarda la malattia.

11. Francesca Bastianelli, Sabato 14 Febbraio 2009 ore 17:54

 

 


Monica, non preoccuparti ho capito perfettamente il tono del tuo intervento, sei stata chiarissima!

Certo, parliamo di un argomento delicato e sul quale ci sarebbe così tanto da dire...

Per questo motivo ho interpellato Michela per analizzare gli aspetti dei disagi psicologici dei due protagonisti del libro di Giordano, proprio perchè, per studi ed esperienza professionale, ho pensato che potesse percepire degli aspetti che un non addetto in materia (io!) non coglie di primo acchitto.

Io, dal mio piccolo, credo che per chiunque sia venuto a contatto in qualunque maniera, con modalità diretta o indiretta che sia, con una realtà pesante e drammatica come quella
concernente i disturbi dell'alimentazione, sia lampante che l'anoressia non possa essere considerata uno stile di vita o comunque un disagio con cui si possa convivere: gli scompensi fisiologici a livello cardiaco, neurologico, ormonale, a carico dell'apparato osseo, ecc ... determinano un progressivo decadimento fisico e psicologico che pregiudica ogni aspetto della vita dell'individuo, sociale, interpersonale, lavorativo.
Hai perfettamente ragione quando affermi che molte volte i romanzi raccontano la realtà dal punto di vista di un singolo e vanno interpretati con le dovute cautele: ciò che è raccontato ne “La solitudine dei numeri primi” è forse un'immagine che l'autore ha di una patologia molto più complicata e sfaccettata.

Per quanto riguarda le scelte dei due ragazzi, credo che, mentre Mattia prende decisioni che lo isolano, lo portano lontano dai suoi e, quindi, determinano la sua vita (e lo fa come conseguenza di un'azione avvenuta tanto tempo prima), Alice sceglie di non scegliere e si lascia un po' trasportare... come quando sposa Fabio. Solo alla fine decide di provare a risalire la china. Non sappiamo se ce la farà, ma è un soffio di speranza importante.

Per quanto riguarda Fabio, hai perfettamente ragione: la sua cecità, il suo voler mettere la testa sotto la sabbia per mantenere il rapporto...ha fatto tanta rabbia anche a me!

Ti saluto e spero di... ri-ospitarti presto qui!

12. Cristina, Martedì 2 Giugno 2009 ore 20:23

Ciao a tutti... grazie per questa analisi psicologica... a me il libro è molto piaciuto... ci mostra una realtà fatta d dolore... poichè è di questo che in fondo è costituito il mondo... sofferenza... ogniuno ha la sua parte... e ogniuno di noi è posto a dover affrontare i mali.. che daltronde possiamo considerare positivi in quanto questi comportino un evoluzione... la sofferenza è uno strumento dell anima e ci occorre per la nostra evfoluzione interiore... questi due ragazzi soffrono per dei nodi venutisi a creare nel corso della loro infanzia.. dimostra dunque che non sono da sottovalutare l infanzia e l adolescenza... sono anzi molto importanti per la formazione d una persona ed è da queste che scaturirà l individuo che poi diventeranno...

per quanto riguarda l argomento dell anoressia... dal libro... mi pare di aver compreso che alice non è"stabile" nel senso che ci sono periodi di migliore stabilità... relativi al periodo in cui lei è sposata con fabio e lavora con il fotografo... infatti quando lei cade in depressione dopo la separazione tra lei e fabio... il fotografo la trova molto male... più magra... quindi sicuramente precedentemente stava meglio...! non credo sia dunque giusto accusare l autore di superficialità..perchè almeno io credo che abbia dimostrato tutt altro... inoltre lui non ci parla dettagliatamente delle malattie di entrambi... ce le lascia più che altro intuire...

concludo esprimendo un impressione molto positiva riguardo al libro... nonostante in quanto sentimentalista quale sono avrei preferito un lieto fine... ma ciò non sarebbe stato possibile... e anche fuori luogo... ci lascia però con una sorta di speranza... anche se con l impressione che i due si riintrecceranno nuovamente per poi lasciarsi così... sul filo d un respiro...

13. fulvio, Lunedì 26 Ottobre 2009 ore 13:33

Grazie a tutti, anche allo sfogo di Monica, che mi sembrava perfettamente integrato nei personaggi del libro. Anche io l'ho divorato il libro e solo dopo ho saputo che il ragazzo l'ha scritto a 23 anni... Davvero complimenti anche per il finale che come dice la dottoressa lascia la speranza di un "riprendersi"... è un finale aperto e realista, nel senso che la vita reale un finale non cell'ha, mai, neanche quando è tutto finito.

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