Il viaggio infinito nel mondo dei libri
Esce il 26 maggio in tutte le librerie d’Italia Unhappy Hour di Andrea Indini edito da Leone Editore (pag. 240 Euro 15 euro) con la prefazione di Alvin.
Ho avuto il piacere di intervistare Andrea, giornalista e al suo primo romanzo. Buona lettura! :)
Mi racconti a grandi linee come è nato "Unhappy hour", dal momento che non si tratta di un semplice romanzo, ma piuttosto di un romanzo d'inchiesta?
“Il romanzo nasce da un’inchiesta che ho fatto per il Giornale.it un paio d’anni fa. Si chiamava Anfetamine a colazione ed era un focus su quella gioventù bruciata che balza agli onori della cronaca sempre più di frequente: ragazze violentate in discoteca o investite all’alba da un ubriaco neopatentato alla guida della macchina del papà, consumo di droga da record rispetto alla media europea, ospedali invasi da giovani in coma etilico. E ancora, barboni bruciati sui marciapiedi, atti di vandalismo. Allora sono andato davanti ai licei e dentro alla movida milanese per documentare questo mondo di cui fa parte una percentuale di giovani sempre più elevata. L’inchiesta ha avuto un ottimo riscontro sui lettori del Giornale.it. Così ho deciso di trasformarla in un romanzo”
Il quadro generale che i giornali e la tv forniscono, di una buona fetta dei giovani d'oggi, è quello di una popolazione fortemente deviata, propensa alla trasgressione e, potremmo azzardare, senza alcun tipo di valore. Quali ritieni possano essere le cause che hanno portato a questa situazione?
“Unhappy hour racconta solo una fascia dei giovani d’oggi. E’ una cronaca, non una denuncia. Nel romanzo emerge tutta la drammaticità di una generazione disillusa, molto diversa da quella dei padri (molti ragazzi di oggi considerano la politica e l’impegno sociale “cose da sfigati”) e anche i giovani più lucidi sembrano essere attratti e sedotti dalle sirene della giovinezza perenne. Si tratta di una generazione senza prospettiva, schiacciata dai rigurgiti ideologici del secolo scorso. Troppo spesso il risultato è una vacuità disarmante. Dare la colpa alla società è, purtroppo, riduttivo. Quel che servirebbe è, a mio parere, un’autocritica generale.”
I personaggi del tuo libro fanno parte della Milano "bene". Pensi che la situazione di insoddisfazione e disperazione si presenti solo tra i giovani "figli di papà", o che invece si tratti di un malessere più generalizzato?
“Il malessere è generalizzato. L’essere “figlio di papà” non è da demonizzare, non è un peccato. Certo, quella che descrivo è una gioventù che non ha problemi a pagare 180-250 euro a serata per una bottiglia di vodka in discoteca. Le stesse problematiche si riscontrano anche nelle altre fasce sociali. Cambiano i locali, cambiano le droghe. Il risultato è lo stesso.”
Tu sei nato nel 1980, quindi sei giovanissimo ma, possiamo dire, hai una carriera solida e ben avviata. Cosa ne pensi dei giovani che descrivi in Unhappy hour e nelle tue inchieste? Chi sono i responsabili che hanno portato a questa situazione? Quale pensi possa essere la soluzione per evitare che le generazioni future vadano in caduta libera?
“Proprio perché sono molto giovane so che il divertimento non va demonizzato. Al contrario, i luoghi di aggregazione sono fondamentali per la crescita di ogni individuo. Tuttavia la collettività spinge al branco, mentre la compagnia aiuta al miglioramento dell’individuo. Per questo diventa fondamentale l’educazione del singolo come uomo prima, come cittadino poi.”
E Milano?
“Milano è uno dei protagonisti del libro. Come spiega Alvin nella prefazione, il romanzo sembra un film. Così è. Il lettore rivivrà ogni singolo angolo di questa città che per me rimane la più bella d’Italia. Naturalmente, però, le problematiche affrontate nel romanzo sono vissute dai giovani di qualsiasi città italiana. La droga, l'alcol, l'assenza di risposte, il disarmante conformismo dilaniano un'intera generazione che vive a Trieste come a Palermo
Questo è il tuo primo romanzo. Promesse d'autore è un blog dedicato a tutte le persone che desiderano fare della scrittura un lavoro. Hai qualche consiglio da dare, nelle tua posizione privilegiata di giornalista, a chi desidera buttarsi nel mondo dell'editoria?
“Quando ero alle scuole medie mio padre mi faceva trovare il Corriere della Sera insieme alla colazione pronta. Credo che la passione per la scrittura sia nata in quegli anni. Mi è sempre piaciuto raccontare la realtà. Ho iniziato a farlo sin da giovanissimo. A 22 anni ero già alla cronaca di Milano del Giornale. Un sogno, per me. Eppure mi risulta difficile dare consigli. Leggere tanto, per prima cosa, divorare i libri. E, soprattutto, essere curiosi.”
Come sei arrivato a Leone Editore e quale è stato il percorso che ti ha portato alla pubblicazione di "Unhappy hour"?
Il romanzo parla dei giovani e ho deciso di contattare una casa editrice giovane e pronta a rischiare. La Leone editore ha subito creduto in me e nella mia opera. Dal primo giorno abbiamo capito di parlare lo stesso linguaggio ed è nato un vero e proprio idillio. Spero possa durare a lungo.
BIOGRAFIA
Andrea Indini (Milano 1980), giornalista professionista, si è laureato in Lettere Antiche all’Università Cattolica di Milano nel 2004. Sin da giovanissimo ha lavorato in diverse testate nazionali tra cui Il Giornale, Milano Finanza, Class News. Attualmente è redattore presso IlGiornale.it. Numerose le inchieste sul mondo giovanile. L’ultimo lavoro video a puntate è del 2008 sui giovani e la droga, «Anfetamine a colazione». Milanese, sposato, è al suo primo romanzo.
UNHAPPY HOUR – LA TRAMA
Dieci amici, la fine dell’estate, dell’università, il tempo di assumersi le prime responsabilità, delle decisioni importanti, dell’indipendenza dai genitori, degli arrivederci. Unhappy hour mostra un ritratto dei giovani della Milano bene raccontando storie, paure, amori e amicizie di un gruppo di amici tra i 24 e i 28 anni.
C’è Andrea, che ha appena iniziato un lavoro che gli piace e vive da solo. Ma questo non basta a renderlo responsabile: ogni sera è “festa”. Finché non incontra lei, Cecilia…che cambierà tutto.
Manuela, invece,è una ragazza semplice che con Daffo si è trovata all’improvviso nel paese dei balocchi: belle macchine, serate nei locali più alla moda della città, ma tutto ha un prezzo. E lo capirà molto presto. Anche lei è solo uno dei tanti oggetti che Daffo possiede.
A dettare la linea al gruppo è Ricky. E’ lui che organizza le feste più trendy, che decreta quali sono i locali “giusti”. Piace a tutti. Conosce tutti della Milano che conta. Ma chi sono i suoi veri amici? Nemmeno Allie, la fidanzata, ha un valore nella sua vita. Del resto lei è come gli altri: bella, ricca, perfetta, impunita davanti a tutto…anche l’omicidio. Ma se ad Allie ogni cosa è permessa, a Francesco no. La morte del padre e la disperazione lo portano a rifugiarsi nell’eroina. Un tossico non è chic nella Milano bene e si trova sempre più solo.
Tommaso si concede un anno sabbatico dopo la laurea, finché i genitori non lo costringono a lavorare. Ci pensano loro a trovargli l’occupazione giusta: un contratto a Los Angeles con troppi zeri da poter rifiutare. Fez, infine, si sposa con Cristina. E il suo addio al celibato sarà il punto di non ritorno per tutti. Cosa vogliamo fare da grandi?
Su Youtube è presente anche il videotrailer di presentazione di Unhappy hour.
Indì...mavafanculo! i tuoi consigli per gli aspiranti giornalisti mettiteli dove ben sai, insieme l Giornale. Sei senza dignità, vergognati!
Ho comprato questo libro perchè mi occupo di sociologia ed in particolare di disagio giovanile.
Trattandosi di un romanzo non mi aspettavo granchè, sicuramente non un trattato sui motivi del
disagio nei giovani della cosiddetta "Milano bene".
Ciò nonostante, nemmeno mi aspettavo una delusione del genere! Il libro è scritto piuttosto
male e si fa veramente fatica a seguire il filo narrativo, contorto quanto basta e in grado
di ridefinire il concetto stesso di "volo pindarico", ma se vogliamo non è nemmeno questo il
problema principale del libro. Quello che più mi sconcerta, trattandosi di un romanzo "denuncia"
sulla realtà dei tanti giovani annoiati figli di papà, è che questo libro non ha in se niente della
realtà che vorrebbe denunciare! Vi si leggono storie strampalate di chi forse queste scene non
le ha vissute ma sentite raccontare, ingigantite e falsificate, dagli amici degli amici... La storia
sa di fasullo, i personaggi sono più che altro stereotipi e mancano della profondità necessaria
a capire che si tratta pur sempre di esseri umani; viene anzi da pensare che si tratti del frutto
dell'immaginazione (neanche tanto fervida, aggiungo) dell'autore: Andrea Indini.
Se volete un consiglio state alla larga da questo libro e riprendete in mano il caro vecchio
Bukowski, pur trattandosi di libri vecchiotti, troverete più autentica una di quelle vecchie
pagine che l'intero romanzo “Unhappy Hour”.
Alfredo.
alle 15:44
pino
Ed io che penso che fare il giornalista sia un'altissima aspirazione guidata da principi sani come onestà (intellettuale), lealtà e correttezza, che questo valga per tutti e in special modo per i giovani, per i nuovi interpreti delle vicende del mondo, che sono le energie belle e positive per disegnare un futuro migliore, per noi trentenni-quarantenni (più) abitueè delle nuove tecnologie e delle loro potenzialità, anche in termini di correttezza delle informazioni e loro veridicità; ed invece: Andrea Indini, trentenne che vive le sue frustrazioni raccontando porcherie, scrivendo palesi falsità, mentendo sapendo di mentire. Il mondo de Il Giornale, per intenderci, luogo di indecenza giornalistica e del mai troppo raccontato fango. 30 anni e siamo già ridotti così, che tristezza