Il viaggio infinito nel mondo dei libri
Ogni anno in Italia si celebrano circa milleottocento concorsi letterari. Li alimentano circa quattro milioni di aspiranti romanzieri, poeti, saggisti. Ma dietro gli Strega, i Campiello, I Bagutta, e dietro il centinaio di piccoli premi promossi da enti locali e associazioni culturali, prospera una selva di gare improbabili e costose per i concorrenti.
Così apre l'inchiesta che trovate oggi su Repubblica.it, dedicata al mondo dei concorsi e dei premi letterari in Italia.
Per fare un po' di chiarezza in un mondo che approfitta profondamente, come tutti noi abbiamo potuto sperimentare più o meno direttamente, Repubblica dedica anche un ampio spazio alla questione Vanity Press-Vanity Prize, che fa leva sul desiderio di vedere il proprio nome stampato sulla copertina di un libro, ad ogni costo.
Se è vero che pochi sono i lettori in Italia (solo il 46,8% della popolazione sopra ai 6 anni ha letto un libro nel 2010), sappiamo benissimo che gli aspiranti autori sono una folta schiera, alla continua ricerca del colpo di fortuna (ndr: in francese "botta di culo") per emergere da questo calderone, dove c'è davvero di tutto. E lo dico per esperienza personale.
E' necessario avere un po' di consapevolezza in più, non farsi truffare o trascinare dalla smania di essere un autore pubblicato a tutti i costi (no, non si diventa ricchi pubblicando un libro, non è un modo facile e veloce per fare soldi). Scrivere prevede sacrificio, umiltà (ammettere di non saper scrivere, a volte, arricchirebbe notevolmente) e come diceva una mia vecchia conoscenza: lacrime, sudore e sangue. Difficilmente soldi.
E ricordare sempre una cosa fondamentale: "L'editoria a pagamento non è editoria, così come i premi che garantiscono la pubblicazione a spese dell'autore non sono veri premi letterari". Marco Polillo, presidente dell'Associazione italiana editori.